Zona 01
Delega piena
Ripetibile, errore reversibile e a basso costo, alta frequenza.
Chi decide
Il sistema. L'umano progetta le regole.
Il controllo
Monitoraggio statistico sulla popolazione delle decisioni, non revisione caso per caso.
Venticinque professionisti, undici discipline, con le loro parole.
«Ha deciso l'algoritmo, non è colpa mia»: quando l'acquisto è imposto dal dato, chi lo esegue si costruisce un alibi pronto.
Marco Fassone
Executive sportivo, ex CEO del Milan e dirigente di Juventus, Napoli e Inter
Il dato può diventare un interlocutore importante per un leader spesso solo davanti alle proprie decisioni.
Giorgio Chiellini
Ex calciatore e Director of Football Strategy Juventus
Il peso della decisione: 40% ai dati, 60% a esperienza e sensibilità.
Demetrio Albertini
Ex calciatore ed ex Presidente del Settore Tecnico FIGC
«Il dato è freddo: può dirti cosa sta succedendo, ma non sempre ti dice perché».
Lorenzo Bernardi
Allenatore ed ex pallavolista
«Se dovessimo allenarci e vivere solo di dati, diventeremmo dei robot».
Maurizia Cacciatori
Ex pallavolista e commentatrice
«Io posso prendere la decisione migliore per saltare un avversario, ma non è detto che faccia gol».
Federico Bernardeschi
Calciatore professionista
Quando inizia la partita, «lascia andare i numeri»: nei momenti di massima pressione il miglior decisore non pensa, reagisce.
Linton Johnson
Ex giocatore di basket NBA
«Spesso si cerca un alibi scientifico per dare la colpa ai numeri [...], ma la verità era molto più semplice: eravamo soltanto stanchi».
Romano Battisti
Ex canottiere olimpico, Luna Rossa
«Ci sono partite dove sono in completo accordo con il dato, altre dove sono al 15-20%; su una stagione, forse il 50%».
Michele Aragona
Match analyst, Ipswich Town, Premier League
«Se la matematica non è un'opinione, dovrebbe vincere sempre la barca più veloce. Ma non succede, perché il risultato dipende anche dalle persone».
Gilberto Nobili
Technology & Operations Director, Luna Rossa
«Preferisco un modello con il 5% di errore ma predittivo, piuttosto che uno preciso all'1% ma incapace di reagire alla realtà».
Marco Arnoletti
Powertrain Chief Engineer, Bugatti Rimac
Lo stimatore è considerato più affidabile del sensore perché non si rompe e non va in deriva.
Marco Ricci Malerbi
Track Performance Junior Engineer, Dallara
«Si prende la decisione e poi si cercano i dati per supportarla».
Marco Spiga
Dirigente Volvo e dirigente sportivo
«L'ultima parola ce l'hanno i giocatori in campo, sempre, perché sono loro che vivono nel momento».
Giovanbattista Venditti
Ex rugbista, nazionale italiana
La scelta di risalire «appartiene esclusivamente alla testa dell'atleta: non può essere delegata a un device».
Umberto Pelizzari
Apneista e conduttore televisivo
«L'istinto naturale è muoversi, ma devi essere allenato a stare fermo».
Angel Osakue
Atleta di skeleton, nazionale italiana sport invernali
«Ciò che i dati non possono catturare è ciò che conta davvero: le sensazioni in pedana [...]».
Danielle Madam
Atleta di getto del peso, nazionale italiana
Se la tecnologia fallisce, la persona «programmata» non sa più agire d'istinto.
Stefano Mancinelli
Ex cestista professionista
«Il rischio è l'omologazione: se tutti usano gli stessi modelli, tutti iniziano a produrre le stesse idee».
Giovanni Valentini
Chief Revenue e Marketing Officer FIGC
«L'AI funziona come un imbuto: da mille profili arrivi a venti, poi serve l'analisi qualitativa».
Domenico Mattiaccia
Head of Academy Methodology and Player Development
«Quando una cosa è troppo specifica, a volte faccio prima a farla io che a correggere l'AI».
Alberto Melis
Marketing e comunicazione sportiva, Esperia Cagliari e Innoversity Sport
Il monitoraggio permanente genera un forte stress psicologico nell'atleta.
Alessandro Rinaldi
Mental coach, basket
Nemmeno delegando la decisione a una macchina la responsabilità sparisce: si sposta nella costruzione del sistema e nel controllo dei suoi esiti.
Andrea Rinaldi
Freestyle Race Director, Federazione Internazionale Sci
Il pericolo non è che l'AI sbagli, ma che tutti si affidino alla stessa AI, smettendo di interrogare il dato.
Lorenzo Iannarilli
Project Manager; esperto di innovazione, AI e trasformazione digitale
L'AI costruisce simulazioni alternative e indica quale è più probabile e quale più rischioso, senza indicare quale sia la scelta giusta.
Pietro Parente
Tecnologie e Processi Innovativi Università LUMSA, Alta Scuola di Specializzazione Olimpica - CONI
Chi prevale, fase per fase. L'autorità dell'algoritmo si ritira man mano che la decisione si avvicina all'azione.
Observe
osservare
Orient
orientare
Decide
decidere
Act
agire
174 affermazioni codificate: 31 in Observe, 69 in Orient, 64 in Decide, 10 in Act. Ordini di grandezza, non misure. Le celle con base ridotta sono le meno stabili.
La quota di affermazioni in cui prevale l'AI, lungo le quattro fasi.
Rischi sollevati spontaneamente, senza che fossero chiesti. Su 25 intervistati.
Contesto non codificabile dalla macchina
7
Eccesso di fiducia, scatola nera
5
Atrofia dell'intuito, deskilling
5
Standardizzazione, perdita di creatività
4
Ambiguità di accountability, alibi
3
Pressione psicologica, burnout
2
Quanto è ripetibile, quanto è reversibile l'errore, quanto tempo resta. Tre risposte collocano qualunque decisione ricorrente.
Zona 01
Ripetibile, errore reversibile e a basso costo, alta frequenza.
Chi decide
Il sistema. L'umano progetta le regole.
Il controllo
Monitoraggio statistico sulla popolazione delle decisioni, non revisione caso per caso.
Zona 02
Parzialmente ripetibile, errore correggibile ma costoso.
Chi decide
Una persona, con obbligo di motivare quando si discosta.
Il controllo
Registrare raccomandazioni, decisioni e scostamenti: è la base di feedback che l'azienda non ha.
Zona 03
Rara o irreversibile, contesto non codificato.
Chi decide
Chi se ne assume le conseguenze.
Il controllo
L'AI non raccomanda: falsifica l'ipotesi, produce lo scenario avverso.
01
Quando ogni prestazione è misurata, sbagliare contro il dato diventa indifendibile, e nascondersi dietro di esso non funziona.
02
Nel giudizio di gara l'AI vince non perché sia più accurata, ma perché è costante: in una classifica un errore sistematico si annulla, uno casuale no.
03
Diventa affidabile solo dove un riscontro immediato lo corregge per anni. Nello sport accade a ogni gara, in azienda quasi mai.
04
Scegliere d'istinto e poi selezionare i numeri che danno ragione a quella scelta. Quasi nessuno lo riconosce come errore, perché il risultato ha l'aspetto di un'analisi.
Il report completo
Ricerca condotta dallo Strategy & Leadership Competence Center di H-FARM Business School.