Unlocking AI's Impact in Italy: moving from AI adoption to real transformation

L’adozione dell’intelligenza artificiale nelle imprese italiane non è più un’ipotesi futura: è una realtà in corso, anche se ancora in fase di maturazione. Una ricerca condotta dalla direzione dei Centri di Competenza di H-FARM Business School ha analizzato l’esperienza di nove grandi aziende italiane, per un totale di circa 28.000 dipendenti, rivelando come l’AI stia lentamente trasformando processi e approcci aziendali.

Lo studio evidenzia che, pur con livelli di maturità differenti, tutte le realtà coinvolte hanno avviato un programma AI, a testimonianza di una concreta apertura al cambiamento. Tuttavia, la velocità con cui l’innovazione tecnologica avanza supera ancora la capacità delle organizzazioni di adattarsi pienamente. L’adozione dell’AI non si limita più all’automazione del back-office: emergono casi significativi di applicazione in marketing e customer service, aree in cui i benefici risultano più immediati e misurabili. Come sottolinea il report State of AI in Business 2025 del MIT, anche nel back-office i ritorni sono rilevanti, spesso trascurati, soprattutto per quanto riguarda la riduzione di costi legati a outsourcing e agenzie.

Un elemento chiave emerso dalla ricerca riguarda l’approccio delle persone al cambiamento: contrariamente alla narrativa diffusa, i dipendenti hanno accolto con entusiasmo le iniziative legate all’AI, mentre le resistenze culturali appaiono marginali. Le difficoltà principali riguardano governance interna e competenze tecniche. In questo contesto, il quadro regolatorio europeo viene percepito come complesso e potenzialmente rallentante, e un’attenzione eccessiva della leadership può trasformarsi in un’arma a doppio taglio se accompagnata da aspettative difficili da soddisfare.

Le strutture organizzative stanno ancora evolvendo: poche aziende hanno creato ruoli C-level dedicati all’AI, passando dai comitati precedenti, ma quasi tutte prevedono di farlo. Questo dimostra che, sebbene l’AI stia avanzando, il suo pieno potenziale dipenderà dalla capacità di trasformare l’entusiasmo e il supporto della leadership in scelte strategiche concrete. Limitarsi al minimo non sarà sufficiente: servono interventi più trasformativi per generare valore sostenibile.

La ricerca suggerisce un approccio basato sulle “3 P”: People, ossia l’impegno della leadership e l’investimento nelle competenze, perché anche nell’era dell’AI saranno ancora le persone a fare la differenza; Problem, cioè partire da problemi piccoli e ben definiti per misurare valore e difficoltà; e Platform, dove la qualità dei dati e la governance non sono semplici obblighi di compliance, ma attività centrali che trasformano l’AI in una piattaforma trasversale di business.

Il quadro italiano dell’AI può quindi definirsi “mezzo pieno”: le aziende mostrano entusiasmo e apertura, ma il successo dipenderà dalla capacità di coltivare questa fiducia attraverso scelte strategiche e trasformative. Per approfondire i risultati, le best practice e le raccomandazioni della ricerca, è disponibile il white paper completo sul sito di H-FARM Business School.

Il progetto è stato guidato da Susanna Sgarbossa, lead researcher e studentessa a UC Berkeley, con il contributo di Pierluigi Fasano, professore e coordinatore dei centri di competenza, e Federico Donati, program manager dei centri di competenza di H-FARM Business School.